domenica 9 ottobre 2011

LEZIONI DI CINEMA al NapoliFilmFestival 2011

Al NapoliFilmFestival 2011 “lezioni di cinema” con Gipi, Nichetti, Terracciano e Staino

Pronto il programma: 42 i cortometraggi ammessi a Schermo Napoli Corti



Cinque incontri con altrettanti registi, per capire davvero come nasce un’opera cinematografica. E’ questo Parole di Cinema, la consueta serie di incontri che il Napoli Film Festival propone durante la rassegna, che quest’anno si svolgerà dal 13 al 18 ottobre.
A Castel Sant’Elmo gli studenti dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli potranno quindi ascoltare una lezione di cinema di Maurizio Nichetti, Gipi, Cecilia Mangini, Sergio Staino e Vincenzo Terracciano.    
A coordinare gli incontri, che si terranno alle ore 10 nell’auditorium del castello, sarà come di consueto Augusto Sainati, docente di storia del cinema al Suor Orsola.
La serie di lezioni sarà inaugurata da Maurizio Nichetti che proporrà agli studenti Ladri di saponette e poi lo analizzerà con loro al termine della visione. Stesso schema per Gipi che presenta L’ultimo Terrestre, reduce dal successo di Venezia, poi toccherà alla documentarista Cecilia Mangini che presenta alcune opere sul tema delle periferie cittadini. Chiuderanno la settimana di incontri Staino (che propone Cavalli si nasce) e Vincenzo Terraciano con il suo Tris di donne e abiti nuziali.
Si è intanto conclusa la selezione per i concorsi Schermo Napoli Corti e Documentari, i due concorsi pronti anche quest’anno a valorizzare i giovani cineasti campani: i corti ammessi al concorso sono 42, mentre 20 sono le opere selezionate per Schermo Napoli Documentari.
Molto attive anche le scuole, che sviluppano insieme al Napoli Film Festival il progetto per coltivare la passione dei giovanissimi registi: saranno 19 i cortometraggi in concorso a Castel Sant’Elmo nella sezione Schermo Napoli Scuola, con opere provenienti da scuole di ogni ordine e grado di tutte e cinque le province della Campania.
Tra le iniziative collaterali al Napoli Film Festival spicca quest’anno la mostra Wormhole/ Buco di verme, dell’artista napoletano Alessandro Cocchia. “Il titolo nasce dalla definizione data in fisica ai teorici tunnel capaci di collegare velocemente punti lontani dell'universo – spiega Cocchia – e io infatti cerco di collegare la mia natura a culture diverse, spesso lontane geograficamente, che si esprimono attraverso segni e simbologie simili”.
La mostra sarà allestita nelle sale di Castel Sant’Elmo.

Di seguito il calendario degli appuntamenti con la sezione “Parole di Cinema” del NFF 2011:
Giovedì 13 h 10,00
Maurizio Nichetti: Ladri di saponette (Ita, 1989, 90')
Venerdì 14 h 10,00
Gipi: L'ultimo terreste (Ita, 2011, 100')
Sabato 15 h 10,00
Cecilia Mangini: Selezione di documentari
Lunedì 18 h 10,00
Sergio Staino: Cavalli si nasce (Ita, 1989, 104')
Lunedì 17 h 10,00
Vincenzo Terraciano: Tris di donne e abiti nuziali (Ita, 2009, 100')
 Pasquale De Renzis

QUANTI RIFIUTI PUO' CONTENERE LA DISCARICA DI CHIAIANO?

Negli ultimi mesi si sta dibattendo circa il volume di rifiuti che potrebbe ancora contenere, in sicurezza certificata, la discarica di Chiaiano. Facendo riferimento a quanto già scritto dallo scrivente nel luglio 2008 nella relazione elaborata con l’Ing. Angelo Spizuoco membri del gruppo tecnico-scientifico che rappresentava i comuni di Marano e Mugnano e i comitati dei cittadini nell’ambito del comitato nominato ufficialmente dalla vice di Bertolaso il giorno prima che scattassero per lei i noti provvedimenti giudiziari al fine di verificare l’idoneità geologica ed ambientale della Cava del Poligono di Chiaiano per la realizzazione della discarica e ai dati ufficiali contenuti nel progetto elaborato dalla struttura commissariale e approvato nella conferenza dei servizi dell’agosto 2008 si può chiarire senza ombra di dubbi quale sia il volume massimo accumulabile in sicurezza, ammettendo che tutta la discarica sia stata realizzata nel rispetto delle leggi vigenti (cosa che purtroppo sembra che non sia avvenuto).
Il progetto ufficiale “Discarica in località Chiaiano nel territorio del Comune di Napoli” è stato presentato nella Conferenza dei Servizi dell’agosto 2008 dalla “Presidenza del Consiglio dei Ministri, Sottosegretario di Stato, ai sensi della Legge 14 luglio 2008, n. 123, ai sensi dell’art. 9, comma 5, del Decreto Legge 23 maggio 2008, n. 90, “Misure straordinarie per fronteggiare l’emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella Regione Campania e ulteriori disposizioni di protezione civile”, convertito con la Legge 14 luglio 2008 n. 123” e illustra inequivocabilmente la parte che sarebbe stata colmata come si vede dalle seguenti figure tratte dal progetto presentato.

La cava del Poligono prima del colma mento e dopo il ripristino morfologico della discarica
secondo il progetto presentato nella Conferenza dei servizi dell’agosto 2008.

Sezione, tratta dal progetto, che illustra come doveva essere eseguito il colmamento della discarica.


Il progetto presentato nella conferenza dei servizi ha aperto la strada alla realizzazione della discarica. Esso, tra le altre, contiene amene affermazioni quali quelle di seguito riportate che lo qualificano come progetto ingannevole: “Salute e benessere dell’uomo In fase di realizzazione si avrà un impatto positivo grazie alla bonifica del sito, alla messa in sicurezza delle pareti e al riassetto della viabilità esterna. Altrettanti impatti positivi ma di entità più contenuta si avranno per il riassetto morfologico, la realizzazione di presidi impiantistici e la costruzione di rampe di accesso. In fase di gestione condizioni di moderato impatto negativo si determineranno per scarico dei rifiuti ed incremento di traffico veicolare nelle vie di accesso al sito. Le altre azioni avranno effetti generalmente positivi. Per le opere di mitigazione tutte le azioni produrranno un consistente miglioramento delle condizioni di sicurezza e di igiene del sito. Complessivamente l’impatto sulla componente atmosferica è POSITIVO.”
Si ricorda che la discarica è stata realizzata in una profonda cava scavata a fossa la cui base si trova circa 25 m più in basso dell’alveo della Cupa del Cane. La originaria morfologia del terreno era più alta verso l’area ospedaliera e degradava verso l’alveo della Cupa del Cane. Il vuoto realizzato con l’estrazione del tufo si può dividere schematicamente in due parti: quella inferiore costituisce un parallelepipedo di base 100m X 110m e altezza 25 m ed ha un volume di 275.000 metri cubi. La parte superiore costituisce un prisma a sezione triangolare ed ha un volume di circa 250.000 metri cubi. Riepilogando, complessivamente il volume dei rifiuti che può riempire l’originario vuoto è di circa 525.000 metri cubi.

La Cava del Poligono prima della sua trasformazione in discarica e individuazione dei prismi di rifiuti
che possono essere accumulati secondo il progetto e le condizioni morfologiche dell’area.
Schema del volume massimo accumulabile nella discarica.


Le figure evidenziano inequivocabilmente che nella cava non possono essere accumulati 700.000 metri cubi di rifiuti, prendendo come riferimento il progetto approvato nella conferenza dei servizi.
Il volume accertato accumulabile nella discarica fino all’altezza alla quale affiora il tufo giallo, come indicato nel progetto, è di circa 525.000 metri cubi. Si fa presente che al volume dei rifiuti bisogna sottrarre da circa 80.000 a circa 100.000 metri cubi di roccia argillosa, che macroscopicamente non sembra essere di qualità idonea, usata per l’impermeabilizzazione della base e delle pareti della discarica e di terreno usato per la copertura quotidiana dei rifiuti conferiti. Tali elementi sono stati ripetutamente illustrati alla struttura commissariale durante i lavori del comitato nei mesi di maggio e giugno 2008. Si è sempre sottolineato che oltre al volume massimo accumulabile deve essere presa in considerazione la sicurezza ambientale che può o non consentire il suo raggiungimento.
Accertato questo dato, rimane da verificare se i rifiuti siano stati accumulati in sicurezza e se un ulteriore conferimento possa avvenire sempre in sicurezza per l’ambiente e la salute dei cittadini.
dati e studi del Prof. Franco Ortolani
Ordinario di Geologia, Università di Napoli Federico II


P.D.R.

mercoledì 5 ottobre 2011

E' tornato il bavaglio:fermiamolo!

Cari amici in Italia,




Il governo di Berlusconi sta provando nuovamente a portare a segno in Parlamento l'infame "legge bavaglio", che metterebbe in pericolo le fondamenta della nostra democrazia. I nostri politici sono in balia delle vicine elezioni, e un sommovimento popolare potrebbe fermarli. Clicca sotto per firmare la petizione urgente per la democrazia e la libertà d'informazione. Ci rimangono pochi giorni!

Firma la petizione
E' vergognoso! E' tornata l'infame "legge bavaglio" e il Parlamento potrebbe adottarla in qualunque momento: soltanto un enorme grido d'indignazione può fermarla.

La coalizione di Berlusconi è in frantumi, ma nel crollo si sta trascinando la sua maggioranza per portare a segno la "legge bavaglio", che minerebbe sensibilmente il potere del nostro sistema giudiziario di combattere il crimine e la corruzione, e imporrebbe sanzioni draconiane contro editori, giornalisti e blogger. L'anno scorso abbiamo combattuto questa legge e abbiamo vinto. Anche questa volta dipende solo da noi: battiamoci con tutte le nostre forze per salvare la nostra democrazia!

Il bavaglio potrebbe diventare legge in ogni momento! Oltre 350.000 italiani stanno chiedendo al Parlamento di respingere la "legge bavaglio" e proteggere così la libertà di stampa: raggiungiamo ora le 500.000 firme! Clicca sotto per firmare e inoltra questa e-mail a tutti quelli che conosci - la petizione sarà consegnata direttamente ai parlamentari durante ogni voto cruciale da ora fino alle prossime due settimane:

http://www.avaaz.org/it/no_bavaglio_2/?vl

A fronte di nuovi vergognosi scandali sessuali e episodi di corruzione che hanno colpito il Premier e alcuni membri del governo, incluse accuse di prostituzione minorile e appalti assegnati in cambio di ragazze, il governo di Berlusconi sta facendo di tutto per far passare questa legge, che limiterebbe pericolosamente il potere giudiziario e metterebbe il bavaglio agli editori, i giornalisti e i blogger.

L'anno scorso abbiamo costretto il Parlamento a chiudere nel cassetto la "legge bavaglio", grazie a un'enorme mobilitazione pubblica, che ha attirato l'attenzione dei media internazionali e ha aiutato a dividere la coalizione governativa. Ma ora che il suo disastroso mandato sta volgendo al termine, Berlusconi sta disperatamente cercando di proteggere se stesso e i suoi alleati dalle condanne e censurare preventivamente la stampa per fermare nuovi scandali dall'essere pubblicati.

Se la "legge bavaglio" passerà, non potremo più raccogliere le prove investigative contro i casi di corruzione e mafia e chiedere conto ai nostri politici, e un fondamento della nostra democrazia sarebbe distrutto. Solo noi possiamo fermare tutto questo! Firma la petizione urgente ora e invita tutti i tuoi amici a farlo:

http://www.avaaz.org/it/no_bavaglio_2/?vl

Negli ultimi due anni insieme siamo riusciti a ostacolare i molteplici tentativi di Berlusconi di imporre i bavagli ai media, al sistema giudiziario e a internet, che avrebbero messo in pericolo il cuore della nostra democrazia. Ma ora che questo scandaloso governo è al tramonto, Berlusconi ci sta provando di nuovo. Non possiamo abbassare la guardia proprio ora: siamo noi i guardiani della nostra democrazia. Il complotto del governo è ora all'attacco, e sta a noi dimostrare che continueremo a combattere finché i nostri diritti fondamentali e le nostre libertà saranno definitivamente rispettati e protetti.

Con determinazione,

Giulia, Luis, Alice, Ricken, Pascal, Benjamin e il resto del team di Avaaz

Più informazioni:

Corriere della Sera - Un divieto senza senso
http://www.corriere.it/politica/11_ottobre_05/intercettazioni-un-divieto-senza-senso-giovanni-bianconi_2c8831be-ef16-11e0-a7cb-38398ded3a54.shtml

Il Fatto quotidiano - Giulia Bongiorno: "Non sarò relatrice di questo obbrobrio"
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/04/intercettazioni-bongiorno-non-saro-certo-la-relatrice-di-questo-obbrobrio/162069/

La Repubblica - Caselli: "Togliere le intercettazioni è come eliminare ai medici le Tac"
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/04/intercettazioni-bongiorno-non-saro-certo-la-relatrice-di-questo-obbrobrio/162069/

Wikipedia - Sciopero contro la "legge bavaglio"
http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Comunicato_4_ottobre_2011

Valigia blu - Comma ammazza-blog: un post a rete unificata
http://www.valigiablu.it/doc/540/comma-ammazza-blog-un-post-a-rete-unificata.htm

La libertà è partecipazione informata - raccolta firme contro la legge bavaglio
http://nobavaglio.it/

WIKIPEDIA a rischio chiusura: comunicato del 4 ottobre




Cara lettrice, caro lettore,
in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c'è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero.
Il Disegno di legge - Norme in materia di intercettazioni telefoniche etc., p. 24, alla lettera a) del comma 29 recita:
«Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.»
Negli ultimi 10 anni, Wikipedia è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. Una nuova e immensa enciclopedia multilingue e gratuita.
Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni.
Tale proposta di riforma legislativa, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l'obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine.
Purtroppo, la valutazione della "lesività" di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all'opinione del soggetto che si presume danneggiato.
Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto —indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiedere l'introduzione di una "rettifica", volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti.
In questi anni, gli utenti di Wikipedia (ricordiamo ancora una volta che Wikipedia non ha una redazione) sono sempre stati disponibili a discutere e nel caso a correggere, ove verificato in base a fonti terze, ogni contenuto ritenuto lesivo del buon nome di chicchessia; tutto ciò senza che venissero mai meno le prerogative di neutralità e indipendenza del Progetto. Nei rarissimi casi in cui non è stato possibile trovare una soluzione, l'intera pagina è stata rimossa.
Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo
Articolo 27
«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»
L'obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza: tale limitazione snatura i principi alla base dell'Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l'abbiamo conosciuta fino a oggi.
Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell'onore e dell'immagine di ognuno. Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall'articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione.
Con questo comunicato, vogliamo mettere in guardia i lettori dai rischi che discendono dal lasciare all'arbitrio dei singoli la tutela della propria immagine e del proprio decoro invadendo la sfera di legittimi interessi altrui. In tali condizioni, gli utenti della Rete sarebbero indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, anche solo per "non avere problemi".
Vogliamo poter continuare a mantenere un'enciclopedia libera e aperta a tutti. La nostra voce è anche la tua voce: Wikipedia è già neutrale, perché neutralizzarla?
Gli utenti di Wikipedia

lunedì 3 ottobre 2011

THIS IS NOT A FILM – un giorno nella vita del recluso Panahi


Il 2 marzo 2010 il regista Jafar Panahi viene arrestato per la partecipazione ai movimenti di protesta contro il regime dittatoriale iraniano di Ahmadinejad . E’ rilasciato su cauzione il 24 maggio, in seguito alla mobilitazione internazionale di organizzazioni umanitarie e del mondo del cinema.
Il 20 dicembre 2010 Panahi viene condannato a 6 anni di reclusione: gli viene inoltre preclusa la possibilità di dirigere, scrivere e produrre film, viaggiare e rilasciare interviste sia all'estero che all'interno dell'Iran per 20 anni.
Ora vive agli arresti domiciliari e in attesa del verdetto della Corte d’Appello è riuscito a girare un “non film” grazie all’aiuto e al coraggio del filmaker suo connazionale Mojtaba Mirtahmasb. “This is not a film” può essere definito un documentario che ha questo titolo sia per la valenza di illegalità dovuta al fatto che Panahi è stato condannato a non girare film nel suo paese sia perché racconta una giornata della vita da recluso del regista che in questo modo cerca di descrivere l’attuale situazione del cinema iraniano, e le privazioni che su di esso incombono.
Una presa di posizione politico-culturale dei due registi iraniani che con tenacia e testardaggine hanno voluto dimostrare che per amore del Cinema, come in qualsiasi forma d’arte, l’artista “può trasformare ogni limitazione in soggetto di lavoro”…magari girando con un semplice telefonino.

Jafar Panahi è uno dei massimi registi iraniani, e un maestro del cinema d’autore internazionale.
Assistente di Abbas Kiarostami per Sotto gli ulivi, nel 1995 debutta nel lungometraggio con Il palloncino bianco, da una sceneggiatura dello stesso Kiarostami, delicata favola morale con commoventi personaggi infantili che gli vale la Caméra d'or al Festival di Cannes. Nel 1997 vince il Pardo d'oro a Locarno con Lo specchio, apologo sulla difficile condizione femminile in una società dominata dalla morale islamica. Sulla condizione femminile torna con il corale Il cerchio, del 2000, capolavoro che gli vale il Leone d’Oro al Festival di Venezia. Nel 2003 vince a Cannes il premio della giuria nella sezione Un certain regard con Oro rosso, sceneggiato da Abbas Kiarostami e proibito in patria. Stessa sorte subirà il successivo Offside, in bilico tra commedia e documentario. Il film viene premiato nel 2006 a Berlino con l'Orso d'Argento (Gran Premio della Giuria).

Mojtaba Mirtahmasb è nato a Kernan, in Iran, nel 1971.
Lavora professionalmente come filmmaker dal 1990; ha svolto attività di montatore del suono, fotografo di scena, assistente alla regia e production manager. Banner, del 1996, è il suo esordio alla regia di film documentari, cui seguiranno 25 titoli realizzati fino a oggi.
Dal 2008 è membro dell’European Documentary Network (EDN).


 di Paco De Renzis

Questo Non E’ un Film?
“ I nostri problemi sono tutti nostre risorse”
Comprendere questo promettente paradosso ci ha aiutato a non perdere speranza ed esser capaci di andare avanti giacché crediamo che, in qualunque posto del mondo si viva, ci si troverà ad affrontare problemi, siano essi grandi o piccoli. Ma è nostro dovere non lasciarci sopraffare e reperire soluzioni.
L’effettività di essere vivi ed il sogno di mantenere vivo il cinema ci consentiva di resistere alle esistenti limitazioni del cinema iraniano.
Le possibilità offerte dal cinema oggi ci hanno persuaso che un regista che non è in grado di fare un film può incolpare solo se stesso. La natura selettiva dell’arte non solo è lì a spianare la strada agli artisti per superare i problemi, ma nello svolgimento creativo a trasformare ogni limitazione in soggetto di lavoro.
La realtà spiacevole che oggi condiziona il cinema iraniano e i registi, ci ha condotto a non trascurarla, questa (forse passeggera) realtà, ed a presentarne aspetti che si trovavano riflessi in noi.
Jafar Panahi
Mojtaba Mirtahmasb


LA MUSICA DI GRAGNANIELLO NELLE "RADICI" DI NAPOLI

di Paco De Renzis
(tratto dal numero di settembre del periodico il mediterraneo)

Ci fosse modo di attraversare Napoli, di scoprirla, di annusarla, di lasciarsi travolgere dalla sua storica magnificenza in un unico viaggio senza mai fermarsi, questo non potrebbe prescindere dall’accompagnamento musicale. La mitologia, la magia, il mistero della Napoli nascosta contrapposta alla bellezza di quella città sotto gli occhi di tutti con i suoi monumenti, i vicoli e le strade piene di vita e di storie di quotidianità viscerale: sono le due facce raccontate da Carlo Luglio in Radici, più di un semplice documentario, una visione d’insieme di un universo straordinario, sia perché affascinante come pochi sia perché completamente fuori dall’ordinario. Le immagini e i racconti di Napoli sono scanditi dalla musica del cantautore Enzo Gragnaniello, sanguigno tanto nella voce quanto nella presenza costante delle riprese che si tratti di dialogare o duettare con artisti come Tony Cercola, James Senese, Enzo Moscato, Franco Del Prete. Con la guida musicale di Gragnaniello Radici valorizza ciò che dell’iconografia e della storia napoletana da troppo tempo viene offuscato a livello mediatico.

BLACK BLOCK - le testimonianze del G8 di Genova raccolte in un documentario

a 10 anni di distanza 7 ragazzi raccontano le violenze subite al G8 di Genova del 2001
di Paco De Renzis
(tratto dal numero di settembre del periodico il mediterraneo)

A 10 anni dal G8 di Genova il regista Carlo Bachschmidt attraverso le testimonianze di 7 ragazzi stranieri che si trovarono coinvolti nella “macelleria” del pestaggio nella Scuola Diaz e nelle torture della caserma di Bolzaneto racconta in questo toccante documentario come uno Stato democratico possa tramutarsi in Stato di polizia per legittimare un sistema di potere che ha nella repressione una sua parte costitutiva e che necessita oltre che di consenso anche di controllo e riconsiderazione dei limiti entro i quali è possibile definirsi “cittadini liberi”; quegli stessi cittadini da rendere inoffensivi se necessario, se diventano punto critico e di contrasto al sistema di potere costituito, arrivare a bollarli come nemici della democrazia per giustificare la ferocia con cui stanarli. Lena e Niels (Amburgo), Chabi (Zaragoza), Mina (Parigi), Dan (Londra), Michael (Nizza) e Muli (Berlino), erano stati definiti Black Block in quei giorni tragici sia dai comunicati di polizia che dalla maggior parte dei media italiani; tornati nel capoluogo ligure a testimoniare ai processi per avere giustizia, non sono stati mai più gli stessi dopo i traumi fisici e psicologici subiti alla Diaz e a Bolzaneto;  ma anche se le loro vite sono cambiate, gli ideali che li portarono a Genova nel 2001 sono gli stessi di allora.