mercoledì 23 maggio 2012
martedì 22 maggio 2012
NAPOLI24 – istantanee di vita partenopea nell’occhio di 24 autori
Un film collettivo, 24 registi che in soli tre
minuti ciascuno raccontano un frammento di Napoli dal loro punto di vista, mai
retorico, mai edulcorato e se folcloristico di sicuro mai fine a sé stesso. Napoli24
è un progetto venuto fuori da un invito delle autorità cittadine che avevano
voglia di riportare alla ribalta una Napoli migliore dopo il degrado mostrato
dalla crisi dei rifiuti, e questo onere non da poco fu colto con coraggio dai
produttori Nicola Giuliano e Giorgio Magliulo che decisero di coinvolgere
registi, videomaker, documentaristi e artisti dell’audiovisivo per avventurarsi
nella complessità di Partenope. Una raccolta di istantanee di una città in
continuo movimento, mai ferma, che partendo dai luoghi comuni teorici e
geografici (la superstizione, la religione, il porto, l’immagine da cartolina,
i disagi annosi, il Vesuvio, ecc..) mostra la sua eccentricità e il vigore mai
domo di un carattere tipico del suo popolo. Se a capitanare il folto gruppo
degli autori dei corti che compongono Napoli24 c’è il regista
Paolo Sorrentino , le narrazioni più affascinanti anche a livello visivo
arrivano da alcuni degli artisti più interessanti della scena culturale
partenopea: dai videomaker Marcello Sannino e Nicolangelo Gelormini al
fotografo Mario Spada, passando per i registi Guido Lombardi e Pietro Marcello,
l’occhio che esplora Napoli in appena 180 secondi è sempre originale e rende lo
spettatore complice e partecipe di una realtà da mostrare in ogni sua forma,
per denunciarne le storture e per difendere la cultura, la bellezza e l’umanità
di una metropoli che ogni volta che pare essere sull’orlo del baratro si rialza
più forte di prima.
articolo pubblicato da L'INDIEPENDENTE WEBZINE
Paco De Renzis
Registi di Napoli24:
Giovanni Cioni, Bruno Oliviero, Gianluca Iodice, Diego Liguori, Roberta
Serretiello, Luca Martusciello, Nicolangelo Gelormini, Guido Lombardi, Mariano
Lamberti, Andrej Longo, Stefano e Mario F. Martone, Fabio Mollo, Mario Spada,
Pietro Marcello, Andrea Canova, Lorenzo Cioffi e Corrado Costetti, Massimiliano
Pacifico, Marcello Sannino, Federico Mazzi, Vincenzo Cavallo, Gianluca
Loffredo, Daria D’Antonio, Ugo Capolupo, Paolo Sorrentino
HUNGER – dalla body art al cinema d’impegno, il corpo al centro dell’opera di Mc Queen
A pochi mesi di distanza dal
controverso Shame, nelle sale italiane è uscita l’opera prima di Steve Mc
Queen, Hunger. Il film che nel 2008 ottenne la Camera d’Or al Festiva di
Cannes ha trovato distribuzione solo grazie al battage pubblicitario causato
dalla scandalosa storia del sessuomane presentata all’ultima Mostra del Cinema
di Venezia, e che oltre a portare un po’ di fama al regista ha consentito al
protagonista Michael Fassbender di vincere la Coppa Volpi. Eppure nonostante
la pregevole qualità generale di Shame , tra i due è proprio Hunger
il lavoro più sorprendente e sconvolgente di Steve Mc Queen.
La storia è quella degli ultimi
mesi di vita di Bobby Sands, militante dell’IRA (Irish Republican Army) che
divenne simbolo del movimento, tra fine anni ’70 e inizio ’80, attraverso le battaglie
e gli scritti dalla prigionia nelle carceri inglesi. La protesta più eclatante,
uno sciopero della fame (hunger=fame)
che durerà 66 giorni, porterà Sands alla morte facendolo divenire vero e
proprio martire per la causa dell’Ulster (la riunificazione delle due Irlande e
la cacciata dei militari inglesi).
Il racconto dell’agonia di quei
giorni viene fatto dal regista col parallelo di dialoghi e protagonista ridotti
all’osso, con l’esposizione emblematica del corpo di Fassbender-Bobby Sands che
lentamente si disintegra; la descrizione minuziosa, a livello visivo, della
prigionia dei carcerati che, ritenendosi detenuti politici, si rifiutano di
sottostare al regime carcerario imposto dal governo Thatcher, pagandone le
conseguenze fisicamente e mentalmente, fa da scioccante cornice alla tragica
vicenda principale e scelta spiazzante e cinematograficamente rilevante di Mc
Queen sta nell’introdurre il film per oltre dieci minuti presentando altri
personaggi alla stregua di vittime predestinate abbandonandoli momentaneamente
per poi ripresentarli nelle vesti di carnefici del protagonista.
Al servizio del regista
britannico, così come in Shame , c’è Michael Fassbender; e il
suo Bobby Sands è devastante per una trasformazione corporea che è
distinguibile addirittura in ogni scena. Se la recitazione fisica impressiona,
la capacità di esprimere la dignità e la fierezza del personaggio che interpreta
affascina nonostante la condizione tragica descritta.
In una delle scene più
significative del film, con una ripresa a telecamera fissa su due persone
sedute ad un tavolo, per oltre un quarto d’ora si assiste allo scambio di
opinioni tra il carcerato Bobby Sands ed il sacerdote Dominic Moran che gli
intima di accordarsi con il governo inglese per il suo bene e soprattutto per
quello della sua gente, e lo prega di desistere dallo sciopero della fame che
vuole intraprendere; questa scena ripresa a circa tre metri di distanza con la
macchina che si muove solo nel finale per un primo piano, è l’unico frangente
in cui il predominio del linguaggio del corpo voluto dal regista lascia spazio
alla parola, e l’espressività di Fassbender è conseguenza di ciò che sta
dicendo il suo personaggio e non descrizione unica della situazione del militante-carcerato
come in tutto il resto del film.
Prima di divenire regista Steve
Mc Queen era un esponente apprezzato della body-art, e la capacità di mettere i
corpi al centro delle proprie opere è rimasto l’elemento fondamentale dei suoi
lavori.
Paco De Renzis
CANNES 2012 – tra mostri sacri e nuove leve, che “cinema” arriverà dalla Croisette?
Il
Festival del Cinema internazionale più importante che esista compie 65 anni;
sul manifesto celebrativo di Cannes 2012 a spegnere simbolicamente le candeline
c’è una bellissima Marylin Monroe. Il direttore Gilles Jacob ha usato parole
esaltanti per l’edizione appena cominciata e solo a fine manifestazione potrà
essere o meno smentito: le malelingue lo hanno tacciato di scarso coraggio
perché come già in passato si è affidato ad un gruppo di autori affermati per
le opere selezionate, in concorso e non; molti di questi con oltre mezzo secolo
di carriera alle spalle. Le attese sono ferventi perché quando si è dinanzi a
nomi come Cronenberg(in gara con Cosmopolis), Kiarostami(Like
somebody in love), Loach(The Angel’s Share), Resnais(Vous
n’avez encore rien vu), dal cilindro qualcosa di buono deve per forza
venir fuori almeno per il gioco delle probabilità. Personalmente mi tocca
difendere il buon Jacob visto che oltre ai mostri sacri non mancano le nuove
leve e anche piuttosto interessanti a partire dal regista a cui è stata
affidata l’apertura del Festival con la proiezione di Moonrise Kingdom, quel
Wes Anderson a cui si devono lavori originali come I Tenenbaum e Le
Avventure acquatiche di Steve Zissou. Ad accompagnare Anderson nel
gruppo dei meno navigati, e quindi degli sfavoriti alla vittoria finale, ci
sono Lee Daniels (Precious) con The Paperboy, John Hillcoat (The
Road) con Lawless film scritto dal cantante Nick Cave, Andrew Dominik che
come in L’assassinio di Jesse James ritrova Brad Pitt per Killing
them softly, Thomas Vinterberg che dopo aver dato vita al manifesto
DOGMA insieme a Von Trier con il suo Festen prova a riportarsi in auge
con The
Hunt; a proposito di ritorni si aspetta Walter Salles che dopo aver
trasposto in i Diari della motocicletta il diario di viaggio “Latinoamerica”
di Che Guevara presenta On The Road dal libro cult di Jack
Kerouac. Gli “animali” da festival che non possono essere snobbati facendo una
lista dei papabili “palmati” sono il romeno Cristian Mungiu (4mesi,
3settimane e 2giorni) in concorso con Beyond the hills, il
coreano Sang-soo con In another country, l’austriaco
Michael Haneke con Amour e il francese Jacques Audiard con De rouille et d’os. E
l’Italia? Innazittuto c’è il Presidente di Giuria che è un certo Nanni Moretti,
adorato alla follia dai francesi e che a Cannes si sente come a casa oltre ad
essere stato premiato nel ’94 per la regia di Caro Diario e nel 2001
con la Palma d’oro per La Stanza del figlio; per la gara è
stato selezionato Matteo Garrone che 4 anni fa si era aggiudicato il Gran
Premio della Giuria con Gomorra e promette di stupire con il
suo Reality,
opera di critica mediatico-sociale attenta al linguaggio popolare sullo stile
di un moderno realismo all’italiana; non può essere in concorso per aver
ricevuto nella scorsa edizione la Palma d’Oro alla carriera ma è tra i registi
più attesi il maestro Bernardo Bertolucci che a nove anni da The
Dreamers torna dietro la macchina da presa per dirigere la
trasposizione cinematografica del libro Io E Te di Niccolò Ammaniti, usando
per la prima volta la tecnologia tridimensionale. E parlando di 3D arriviamo al
Dracula
di Dario Argento, altro evento fuori concorso ed evento ancor più gradito
potrebbe risultare nel caso fosse finalmente un ritorno al buon cinema del
grandissimo regista romano. L’avvenimento che a mio parere può tranquillamente
oscurare qualsiasi altra proiezione o manifestazione nei dintorni della Croisette
è la presentazione al pubblico della versione restaurata del capolavoro di
Sergio Leone C’Era Una Volta In America, con scene inedite per 25 minuti in
più di pellicola; merito del restauro è della Fondazione di Martin Scorsese che
è riuscita nell’intento di far tornare la pellicola restaurata lì dove era stata
presentata nel 1984…allora a Cannes il film fu accolto da una standing ovation
che fece commuovere Sergio Leone.
articolo pubblicato da L'INDIEPENDENTE WEBZINE
Paco
De Renzis
lunedì 21 maggio 2012
venerdì 18 maggio 2012
lunedì 30 aprile 2012
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